La Scuola Grande dei Carmini: uno dei tesori più affascinanti di Venezia

La Storia

Una tradizione secolare di devozione e carità

Fondata il 1° marzo 1594 e riconosciuta dal Consiglio dei Dieci come Scuola Piccola il 22 settembre 1597, la confraternita venne elevata al rango di Grande nel 1767.

Nel 1797, anno della caduta della Repubblica, era l’ultima delle otto Scuole Grandi esistenti in città per fondazione e riconoscimento. Soppressa nel 1807 dai decreti napoleonici, fu successivamente ricostituita e rappresenta ancora oggi una testimonianza viva del ruolo delle confraternite nella storia civile e religiosa della città, mentre la sua sede offre un esempio prezioso di arte e architettura barocca.

Arte del XVII, Mariegola della Scuola dei Carmini : pagina interna, Scuola dei Carmini, Venezia
Foto della scuola, dettaglio del soffitto
Foto della scuola, dettaglio del soffitto
Foto della scuola, dettaglio del soffitto
Foto della scuola, dettaglio del soffitto
Foto della scuola, dettaglio del soffitto
Foto della scuola, dettaglio del soffitto
Foto della scuola, dettaglio del soffitto
Foto della scuola, dettaglio del soffitto
Foto della scuola, dettaglio del soffitto
Foto della scuola, dettaglio del soffitto
Foto della scuola, dettaglio del soffitto
Foto della scuola, dettaglio del soffitto

La Scuola

Un edificio che racconta l’ambizione della confraternita

Tra l’approvazione della Scuola da parte del Consiglio dei Dieci e l’individuazione dell’area su cui edificare la sua sede passarono circa trent’anni. Solo nel 1626 la confraternita riuscì ad acquistare alcuni edifici, probabilmente in condizioni precarie, un tempo appartenuti alla famiglia Guoro.

Gli immobili sorgevano nei pressi della chiesa, lungo l’itinerario che collega Campo dei Carmini a Campo Santa Margherita.

Foto della Scuola Grande del Carmini

Il Soffitto

Il soffitto di Giambattista Tiepolo

Il 21 dicembre 1739 il Capitolo della Scuola deliberò il rinnovo del soffitto della Sala Capitolare, che all’epoca presentava al centro l’Assunta di Padovanino, circondata da altre tele di autore ignoto. L’incarico venne affidato a Giambattista Tiepolo.

Inizialmente si pensava di limitarsi a sostituire le tele laterali, ma fu lo stesso Tiepolo a suggerire di spostare l’opera di Padovanino – oggi sul soffitto della Sala dell’Albergo – per creare una decorazione completamente nuova. La proposta suscitò grande entusiasmo tra i confratelli, desiderosi di realizzare un’opera che, nelle loro parole, “restar dovesse fino al terminar del mondo”.

Il soffitto di Giambattista Tiepolo